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ampelografia

Pubblicazioni in Ampelografia

Ampelografia è come tanti altri nomi della nostra lingua, tratto dal greco ampelos= vite e logos = discorso.   Nella mitologia: ” Bacco giovinetto, dato in educazione a Cibele, cacciando nelle boscaglie Frigie, incontra Ampelo, grazioso fanciullo e se ne invaghisce; ma Ate dea del male, lo fa morire per mezzo d’un toro infuriato. Bacco addolorato, ottiene dalla Parca di far rivivere Ampelo in una pianta, produttrice di liquore soave”:  la vite.

L’ampelografia, è una complessa quanto affascinante disciplina, le sue origini possono ritenersi remote.  Sommarie indicazioni delle cultivar, vengono annotate da Catone (234 a.C.), Varrone (116 a.C.), Cicerone (106 a.C.),  Virgilio (70 a.C.), Orazio (65 a.C.), Tibullo (60 a.C.), Ovidio (43 a.C.),  Plinio (23 a.C.), Marziale  (40 d.C.), Isidoro ( 560 d.C.). Columella (4 a.C:), descrive i vitigni in base al loro utilizzo, precisando l’aspetto dei grappoli,  colore degli acini ed infine le attitudini colturali ed enologiche.

Nel 1300, Pietro de Crescenzi realizzò un’opera ritenuta fondamentale per lo studio  dell’ampelografia,  un “primo e  veramente notevole tentativo d’ampelografia italiana”, individuando i caratteri da prendere in esame per una  descrizione ragionata che ha iniziato ad acquisire rigore scientifico soltanto nell’Ottocento.

Il primo trattato in cui viene usata questo termine, risale al 1661, con  ’Ampelographia’  del medico Philipp Jacob Sachs. Francois Rozier (1700) attuò  il primo campo catalogo per lo studio delle numerose cultivar.

Dal 1800 lo studio dell’Ampelografia si sviluppa in tutti i paesi, ed il conseguente moltiplicarsi di ampelografie nazionali, portò ad uniformare tutti i lavori.    Giorgio Gallesio (1817),  affronta con criteri moderni tutti gli elementi  e crea un’opera scientificamente rigorosa: la  “Pomona Italiana” dove vengono rappresentati 26 vitigni italiani.   Girolamo Molon (1860), studioso italiano, fu il primo pomologo a delineare un quadro esaustivo; Dalmasso nel 1956, afferma “Penso che nella storia della ampelografia, il Molon debba considerarsi come  l’ultimo dei grandi ampelografi italiani (sec. XIX) ed il primo degli ampelografi moderni (sec. XX)”).

Nel 1872, venne istituita la prima Commissione Ampelografica Internazionale, incaricata di redigere un catalogo  ampelografico generale.   Risale al 1873 l’evento più significativo per l’Ampelografia, infatti per meriti di Herman Goethe si realizzò la ”prima Commissione internazionale d’Ampelografia” per definire le schede per la rilevazione dei caratteri dei vitigni. Il conte Giuseppe di Ravasenda  1877,  pubblica un ” Saggio d’un ampelografia universale”, sorgono cosi, in  tutti i paesi, Cataloghi Ampelografici, con la descrizione e le foto dei vitigni.   Nell’agosto del 1892, si riunì una commissione, presso il Ministero dell’Agricoltura,  con lo scopo di voler  far progredire la frutticoltura italiana.   Dalla riunione, emerse la necessità di impiantare nell’alta Italia, un pomario  per verificare le caratteristiche delle cv nostrane e straniere e contemporaneamente stampare un elenco di frutti raccomandabili. Sorgono così a Casignolo e à Sesto San Giovanni  (MI) dei campi di  Orientamento Tecnologico e Varietale. Nel febbraio del 1893, esce un catalogo con le nuove cv di albicocche, ciliegie, pesche, susine ed uva da tavola.  Pier Vialà e Victor Vermorel  1910,  realizzarono l’opera “ Ampèlographie”, “Traitè gènèral de viticolture” è  riconosciuta come una pietra miliare nello studio dei vitigni  e delle loro caratteristiche.  Nell’anno1935, aLosanna, sotto gli auspici dell’OIV (Office International dela Vigneet du Vin)    si istituirono delle Commissioni di ampelografi per  proporre le liste di vitigni da raccomandare nelle diverse regioni di ogni Paese; da quel momento l’OIV  divenne  punto di riferimento per definire i caratteri da esaminare ed i loro livelli di espressione.  Nel 1949 venne presentato da Dalmasso e Branas un Progetto  per l’attuazione del Registro Ampelografico  Internazionale e la proposta di costituzione di una Commissione di esperti. I lavori di questa Commissione, presieduta da Branas, portarono alla definizione della Scheda ampelografica, alla cui compilazione  Cosmo contribuì in modo fondamentale.

Utilizzando questa scheda, un folto gruppo di ampelografi, coordinati da Cosmo, nell’ambito della Stazione  Sperimentale di Viticoltura e di Enologia di Conegliano, nel 1965 pubblicò quattro volumi nei quali sono  descritti 221 vitigni ad uva da vino e un volume con 37 descrizioni di vitigni ad uva da tavola coltivati nel nostro  Paese.  Nel 1951,  la sessione dell’OIV ,  realizza la scheda ampelografia  grazie anche all’opera del prof Italo Cosmo.   Successivamente è stato predisposto un nuovo “Codice internazionale dei caratteri descrittivi delle varietà e specie di vite”, con l’intendo di dare uniformità nella descrizione.

GRUPPO DI CARATTERI

001 – 017 Germoglio

051 – 056 Foglia giovane

065 – 093 Foglia adulta

101 – 106 Tralcio legnoso

151 – 154 Infiorescenza

201 – 207 Grappolo

220 – 244 Acino

301 – 305 Fenologia

351 – 354 Vegetazione

401 – 403 Resistenza a fattore abiotico

451 – 462 Resistenza a fattore biotico

501 – 506 Produzione di uva

551 – 553 Portinnesto

I caratteri sono descritti in termini corrispondenti ad una certa cifra (= livello di espressione); i  livelli di espressione sono le unità più piccole per la descrizione di un carattere. I caratteri possono  essere qualitativi e quantitativi: per carattere qualitativo si intende quel carattere che possiede dei livelli di  espressione evidenti o discontinui, senza limite superiore fissato arbitrariamente; i caratteri quantitativi sono caratteri misurabili secondo una scala a una dimensione  dove la variazione da un livello estremo ad un altro è continua. I livelli di espressione di questi caratteri sono indicati con numeri da1 a9; i valori da1 a3 corrispondono ad una espressione assente o debole, i valori da 7 à 9 indicano una espressione forte o molto forte.

I caratteri alternativi sono quelli che possono essere sia assenti (nulli) che presenti; l’assente è valutato con 1, il presente con 9.  Se per un certo carattere è necessario distinguere tra una sua assenza totale e diversi gradi di presenza, il carattere stesso è suddiviso in un carattere alternativo (1 e 9) e in uno quantitativo (da1 a9). Considerando, infine, che non tutti i caratteri sono sempre necessari per la descrizione e la distinzione delle varietà di vite o per lo scambio dei materiali di moltiplicazione, sono state stilate delle liste dette “minime” che si limitano ai caratteri considerati come essenziali per i diversi obiettivi delle osservazioni. Si tratta in particolare di:

1. lista minima per le collezioni di germoplasma (IPGRI);

2. lista minima per la distinzione delle varietà (ad uso dell’UPOV);

3. lista minima per la descrizione delle varietà;

4. lista minima da utilizzare ai fini del miglioramento genetico.

Questa scheda ha evidenziato alcuni problemi legati alla difficoltà di rilevamento di alcuni caratteri, di incompletezza delle  varietà di riferimento, di inadeguatezza di alcuni disegni esplicativi, ecc.

Si sono resi necessari perciò la revisione, l’aggiustamento ed il completamento della scheda medesima.

Con l’occasione sono state inserite anche le caratteristiche isoenzimatiche relative ai sistemi GPI (Glucose – Phosphate Isomerase) e PGM (Phospho – Gluco Mutase) e n° 17 misure ampelometriche delle foglie che si sono dimostrate particolarmente significative per l’identificazione e caratterizzazione dei vitigni e cloni .

Il lavoro è stato effettuato nell’ambito del gruppo di esperti Selezione della Vite dell’OIV e la nuova scheda è stata ufficialmente adottata nel dicembre 1996 e successivamente ancora modificata ed integrata nel 2003.

Oggi, per il rilevamento, la memorizzazione e la comparazione delle caratteristiche ampelografiche ed ampelometriche, vengono utilizzate telecamere e computer. Alcuni laboratori (Istituto Sperimentale perla Viticolturadi Conegliano, CNR di Torino, Istituto Agrario di S. Michele all’Adige, ecc.) hanno messo a punto metodologie computerizzate che consentono il rilevamento in automatico di varie decine di parametri metrici delle foglie e degli acini, la loro elaborazione ed archiviazione in data base, selezionando i caratteri maggiormente discriminanti.

Sulla base di questi caratteri il metodo “Leaf ISV” costruisce e memorizza anche la “foglia tipo” del vitigno.

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