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viticoltura

 

..” rallegra il cuore dell’uomo” ( Sacre Carte)

La famiglia delle vitacee è comparsa da circa cento milioni di anni; chiamata dai latini vitis vinifera, deriva dal monte Ararat, nel Caucaso è oggi diffusa dappertutto grazie agli: Armeni, Assiri Babilonesi, Egizi, Ittiti, Israeliti e successivamente Greci, Etruschi e Romani. In Asia furono Cinesi ed indiani a diffondere la viticoltura;  in America è stata importata dagli europei solo dopo il 1500.

Vettore principale della diffusione della viticoltura e del vino è stata senza dubbio la religione cristiana, che ne ha favorito la diffusione in tutto il bacino del mediterraneo ed in particolare in Italia, conosciuta fin dall’antichità con il nome attribuitogli dai greci Oenotria tellus (terra di vino).

La diffusione della vite nella regione Campana, risale all’epoca pre-romana ed esistono testimonianze che le viti “Aminee”, introdotte dai colonizzatori tessali, furono per la prima volta coltivate nel salernitano e poi sui colli vesuviani .

Nell’epoca romana acquistò rinomanza il vino Falerno, tanto da meritare gli elogi di Marziale, Ovidio, Orazio, Tibullo, Varrone, Cicerone e Virgilio per le sue eccelse qualità.

Nel Medio Evo le varie “dominazioni” ed “incursioni marinare” crearono disorientamenti nelle campagne con conseguente flessione nella coltivazione della vite; a peggiorare questo stato di cose contribuì la concorrenza esercitata dai prodotti provenienti dalle province romane settentrionali.

La ripresa della coltura iniziò poi con I’espandersi del monachesimo ed il proliferare dei suoi famosi monasteri e continuò per tutto il Medio Evo fino a raggiungere eccedenze produttive che solo in un secondo momento I’esportazione, ad opera di fiorentini e genovesi, riuscì a smaltire ; tuttavia la nobiltà romana mantenne il primo posto fra i consumatori ed estimatori dei vini campani.

Tra la seconda metà del secolo scorso e la prima metà di quello attuale la viticoltura, nonostante la comparsa della fillossera e il verificarsi di crisi ricorrenti, andò gradualmente aumentando tanto da far raggiungere alla Campania i primissimi posti nella graduatoria delle regioni produttrici.

Questo breve e frammentario escursus storico può ritenersi sufficiente a mettere in evidenza il ruolo principale rivestito soprattutto in passato dalla viticoltura e dall’enologia nell’economia e nelle tradizioni regionali, ruolo derivante soprattutto dalla naturale vocazione espressa dall’intero territorio, infatti, la vite è coltivata un po’ ovunque, ad altitudini moltovariabili, su terreni geologicamente diversi (provenienti da rocce e sedimenti del terziario o da formazioni vulcaniche più recenti) ed estremamente diverse dal punto di vista agro pedologico.  L’attività geologica prolungata ha reso il paesaggio molto mutevole e quindi colline , pianure, vallate, fiumi e torrenti si avvicendano con frequenza.  Anche il clima è molto vario ed i valori  bassi si riscontrano soprattutto nelle zone interne, ove le temperature minime oscillano intorno a-7°C, in tali zone i rischi delle gelate primaverili tardive sono frequenti ed anche le massime termiche restano notevolmente più basse di quelle caratteristiche del mezzogiorno.

Le zone costiere invece, sono rinomate per la mitezza del clima, qui, infatti, le temperature medie sono alquanto più elevate di quelle comunemente riscontrabili in condizioni analoghe in altre località.

La quantità di pioggia che cade annualmente oscilla tra un minimo di 600 mm. e un massimo di1.100 mm.; gli eventi piovosi si verificano soprattutto nel periodo compreso fra l’autunno e la primavera anche se in alcune zone poste ad altitudini più elevate sono frequenti consistenti precipitazioni primaverili – estive.

Il numero  annuo di giornate piovose oscilla tra 80 e 130.

Zone di produzione e loro caratteristiche essenziali possiamo suddividere il territorio regionale in tre grosse tipologie:

Tipologia A – Superfici viticole in contrazione.  Comprende due sotto-tipologie :

- Zone fertili prevalentemente della pianura e della media collina a coltura promiscua od anche specializzata. In tali zone la coltura della vite non è legata a motivazioni di carattere sociale ne alla tradizione e quindi viene giustamente sostituita con colture alternative; non va incoraggiata la ulteriore diminuzione.- Vigneti di collina prevalentemente specializzati che hanno una buona tradizione viticola, scarse alternative alla coltivazione della vite, remunerazione esigua o nulla ma buona valorizzazione delle produzioni enologiche; viene rinviato I’espianto dei vigneti anagraficamente e tecnicamente obsoleti.

In queste aree si potrebbe incrementare la coltura ed intraprendere azioni volte a razionalizzare le strutture, a migliorare in termini quali – quantitativi le produzioni e ad abbassare i costi.

Tipologia B – Superfici viticole stazionarie:

Vigneti consociati con altre colture arboree ed erbacee o specializzati di piccolissime dimensioni, diffusi nelle aree periurbane e in altre aree di pianura o di collina ove la presenza della vite è fortemente legata all’autoconsumo e ad una consolidata tradizione più che a motivazioni economiche. Le produzioni espresse sono fine a se  stesse,non appaiono suscettibili di modifiche sostanziali e non sembra opportuno incentivarle.

Tipologia C – Superfici viticole in espansione

Accanto ai vecchi impianti si trova una cospicua frazione di vigneti più giovani, allevati con sistemi più o meno espansi; dal punto di vista varietale prevalgono i vitigni ad uve bianche (“Trebbiani” e “Malvasie,) su quelli ad uve rosse (Barbera, Aglianico, Sangiovese).

La totalità della produzione espressa viene commercializzata e destinata alla trasformazione presso importanti strutture enologiche cooperative o private.

In queste aree è opportuno incentivare ed orientare meglio gli impianti viticoli ed enologici.

Caratteristiche degli impianti viticoli esistenti:

1) I vitigni

Il numero di vitigni (tab. n. 1) presenti sull’intero territorio è notevole ed indefinito perché, un insieme di fattori rende problematico fare chiarezza sull’intera piattaforma ampelografica campana.  A questo proposito bisogna ricordare che molti vitigni ormai coltivati da secoli hanno assunto nel tempo e nelle varie località sinonimi diversi, che altri vitigni non meglio identificati (se non come bianchi o neri) sono stati e vengono tutt’ora capillarmente venduti al dettaglio, senza fornire garanzia alcuna, da rivenditori locali soprattutto a piccoli proprietari acquirenti.

La Campania rappresenta un importante serbatoio di “materiale genetico” che risulta già notevolmente compromesso e che rischia di disperdersi     definitivamente, stante ormai l’estrema difficoltà di rintracciare alcuni vecchi vitigni che non vengono più coltivati.

2) I portinnesti

La Campanianon ha in pratica imprese vivaistiche sul proprio territorio, quindi, per I’approvvigionamento di materiali di moltiplicazione della vite si affida soprattutto al vivaismo dell’Italia settentrionale ed, in misura minore, a quello pugliese e siciliano.

Fino a tutti gli anni ’60 il portinnesto più diffuso era 1l “420 A” ma erano anche presenti  ed apprezzati : il “140 Ru”, il “3309 C” il “1103 P”, il “157-11″, il “225 Ru”, il “41 B”; esistevano inoltre numerosi vigneti costituiti con viti “franche di piede”.  Successivamente ed a partire dall’inizio degli anni ’70, inconcomitanza con un periodo favorevole all’espansione viticola già citata, è andato sempre più prevalendo l’impiego del “Kober 5BB”.   Attualmente le scelte orientate su questo portinnesto prevalgono nettamente (80%) e solo a volte gli viene preferito il “420 A”.

Le cause di questa polarizzazione possono essere individuate nella scarsa fiducia che i viticoltori ripongono nell’uso del portinnesto inteso quale mezzo per migliorare la produttività e nell’arrendevolezza da essi mostrata di fronte all’offerta di mercato orientata in senso favorevole al “Kober 5BB”.

Per i vitigni a diffusione locale si utilizza una gamma di portinnesti più ampia, ciò viene reso agevole dalla mancanza di barbatelle innestate e dall’usanza d’innestare prevalentemente a dimora tali vitigni.

3)Densità di piantagione, sistemi di allevamento e di potatura

L’estrema variabilità del territorio campano e delle situazioni colturali ha indotto in passato i viticoltori a diversificare notevolmente i sistemi d’allevamento e le distanze di piantagione fino a giungere ad una molteplicità tale da rendere lunga perfino I’elencazione.

La disposizione delle piante sul terreno viene fatta a “viti singole” oppure à “fosse” 2 o 4 viti per posta; in questi ultimi casi i capi a frutto vengono poi orientati in direzioni diverse.

Le distanze di piantagione sono estremamente variabili e quindi le densità oscillano tra 1.000 e 6.000 viti per ettaro; non mancano tuttavia casi limiti come quelli delle viti allevate a “festone” (400-500 viti/ha) o secondo altri sistemi soprattutto a Mondragone e Falciano, ecc. (15.000 viti/ha).

In genere le viti vengono allevate a controspalliera ed orientate lungo I’asse del filare o a croce (in senso longitudinale e trasversale), a pergola e, molto raramente,ad alberello.

In pratica ci si orienta generalmente verso forme di notevole o media espansione che privilegiano lo sviluppo dei tralci nello spazio, e quindi, della massa fogliare nel corso del periodo vegetativo; queste condizioni sono tali da ostacolare seriamente le operazioni colturali.

Fra i vecchi sistemi si può dire che quello “Avellinese” e sue varianti è il più diffuso e si rinviene qua e là in tutta la regione; molto diffuse sono ancora le contro spalliere di media e grande altezza con sistemi di potatura ad uno o più capi a frutto lunghi o a sperone.

Nei vigneti di recente costituzione predominano le controspalliere di tipo classico a “cordone speronato” o a “Guyot”l frequentemente viene adottato, anche il “tendone” (Solopaca, Castel S. Lorenzo, Sessa Aurunca).

Infine si ricordano alcuni sistemi di allevamento:

- Sistema “Avellinese” è diffuso principalmente nella provincia di Avellino e secondariamente nelle altre province della Campania.

- Sistema “Starseta”, viene adottata per l’”Aglianico” nel comune di Taurasi.

-Sistema “Pannarano” è presente alle falde del Partenio ed in poche altre località della prov. di Benevento.

-Sistema ad “Alberello” resta qualche residuo nelle zone di confine con la provincia di Foggia ed ha una limitata diffusione nel basso Cilento.

- Sistema a “Vigna romana” si rinviene ancora nella zona di Castelfranci e di Cassano lrpino.

- Sistema “Cordone speronato”  nei vigneti vecchi e nuovi dell’intera regione.

- Sistema “Doppia cortna” se ne rinvengono alcuni ettari in provincia di Benevento (Dugenta).

-Sistema ” Tendone”f.” diffuso qua e là ove sono stati costituiti vigneti di età non superiore a 20 anni.

-Sistema “Pergolato” vengono usati sostegni di legno, è frequente in prov. di Napoli.

 

Proposte innovative

Il quadro sintetico della situazione è sufficiente a mostrare un tipo di viticoltura non adeguata ai tempi, salvo poche eccezioni, e poco orientata alle richieste di un mercato che diventa sempre più esigente e difficile.

Occorre quindi modificare sostanzialmente questo stato di cose facendo scelte tempestive e coraggiose, perseguendo ben precise finalità che s’identificano essenzialmente con:

- la definizione delle zone di coltura e la razionalizzazione degli impianti viticoli;

- il miglioramento e I’orientamento della produzione nel senso delle esigenze di mercato;

- la riduzione dei costi unitari di produzione.

Scelta delle zone di coltura

La frammentarietà, la complessità degli impianti e la diffusione generalizzata della coltura non sembrano i presupposti più idonei a favorire Ia razionalizzazione del comparto viticolo regionale.

Sotto questo aspetto bisogna tendere, in primo luogo, all’eliminazione della coltura promiscua èd al potenziamento di quella specializzata soprattutto nelle aree definite dalle D.O.C. ed in quelle ritenute più adatte ad ospitare impianti moderni che consentano tecniche di conduzione razionali.

In quest’ottica bisogna decidere come e dove coltivare le viti tenendo presente che tutte le iniziative devono rendere a proporre e diffondere un nuovo modello di viticoltura adeguato alle tipologie dei prodotti che si vogliono ottenere, alle esigenze dell’industria enologica ed, in ultima analisi, alle richieste di mercato.

Tecnicamente si può modificare parzialmente I’influenza dell’ambiente e quindi migliorare la qualità dell’uva prodotta tanto che in linea teorica la viticoltura si potrebbe esercitare un po’ ovunque; tuttavia non bisogna sottovalutare la convenienza a non reimpiantare vigneti nelle zone ove sono possibili colture alternative prioritarie per I’economia generale del Paese.

Tutto ciò induce spesso a trasferire la viticoltura in collina ove fra I’altro, grazie alle condizioni di maggior freschezza e ventilazione rispetto alla pianura, si determinano le condizioni ambientali favorevoli ad accumuli piuttosto lenti che portano all’ottenimento di prodotti (soprattutto uve bianche) più acidi, più fini, complessivamente più armonici di quelli della pianura.

Tuttavia la scarsa accessibilità e la notevole inclinazione di molti terreni collinari condizionano gli interventi dell’uomo ed ostacolano pesantemente I’impiego dei mezzi meccanici; ciò può rendere molto onerose e spesso inadeguate le operazioni colturali, con riflessi negativi sulle rese unitarie.

Ecco quindi che nel destinare a vigneto i terreni collinari bisogna tendere à limitare questi ostacoli ed a pervenire alla massima razionalizzazione degli impianti in modo da ottenere, accanto al miglioramento produttivo, il massimo abbassamento dei costi.

Ovviamente non conviene spingere I’esercizio dell’attività viticola collinare oltre i limiti imposti dalla morfologia del territorio che mal si conciliano con l’economicità della razionalizzazione e un sia pur minimo ed indispensabile livello di meccanizzazione, a meno che in questi territori collinari non si programmino interventi pubblici coordinati tendenti alla sistemazione idrogeologica dei terreni e tali per la realizzazione di vigneti razionali, semplici, di rapida messa a frutto,altamente efficienti ed armonizzati con I’ambiente. Queste ricerche vengono condotte nell’ambito del P.F. – M.A.F. di “Viticoltura”.

- studi sulla razionalizzazione degli impianti. Tendono a definire nelle varie zone,le condizioni più opportune per avere un migliore risultato interattivo fra energia disponibile, vitigno e distribuzione dell’apparato fogliare nello spazio.

Tutto ciò riveste interesse preminente soprattutto in collina ove è determinante la giusta esposizione delle viti in funzione del risultato atteso. Le ricerche vengono condotte nell’ambito del P.F. – M.A.F. di “Viticoltura”.

Scelta delle zone di coltura

La frammentarietà, la complessità degli impianti e la diffusione generalizzata della coltura non sembrano i presupposti più idonei a favorire la razionalizzazione del comparto viticolo regionale.

Sotto questo aspetto bisogna tendere, in primo luogo, all’eliminazione della coltura promiscua ed al potenziamento di quella specializzata soprattutto nelle aree definite dalle D.O.C. ed in quelle ritenute più adatte ad ospitare impianti moderni che consentano tecniche di conduzione razionali.

In quest’ottica bisogna decidere come e dove coltivare le viti tenendo presente che tutte le iniziative devono tendere a proporre e diffondere un nuovo modello di viticoltura adeguato alle tipologie dei prodotti che si vogliono ottenere, alle esigenze dell’industria enologica ed, in ultima analisi, alle richieste di mercato.

Tecnicamente si può modificare parzialmente I’influenza dell’ambiente e quindi migliorare la qualità dell’uva prodotta tanto che in linea teorica la viticoltura si potrebbe esercitare un po’ ovunque; tuttavia non bisogna sottovalutare la convenienza a non reimpiantare vigneti nelle zone ove sono possibili colture alternative  prioritarie per I’economia generale del Paese.

Tutto ciò induce spesso a trasferire la viticoltura in collina ove fra I’altro, grazie alle condizioni di maggior freschezza e ventilazione rispetto alla pianura, si determinano le condizioni ambientali favorevoli ad accumuli piuttosto lenti che portano all’ottenimento di prodotti (soprattutto uve bianche) più acidi, più fini, complessivamente più armonici di quelli della pianura.

Tuttavia la scarsa accessibilità e la notevole inclinazione di molti terreni collinari condizionano gli interventi dell’uomo ed ostacolano pesantemente I’impiego dei mezzi meccanici; ciò può rendere molto onerose e spesso inadeguate le operazioni colturali, con riflessi negativi sulle rese unitarie.

Ecco quindi che nel destinare a vigneto i terreni collinari bisogna tendere à limitare questi ostacoli ed a pervenire alla massima razionalizzazione degli impianti in modo da ottenere, accanto al miglioramento produttivo, il massimo abbassamento dei costi.

Ovviamente non conviene spingere I’esercizio dell’attività viticola collinare oltre i limiti imposti dalla morfologia del territorio che mal si conciliano con I’economicità della razionalizzazione e un sia pur minimo ed indispensabile livello di meccanizzazione, a meno che in questi territori collinari non si programmino interventi pubblici coordinati tendenti alla sistemazione idrogeologica dei terreni ed alla creazione di infrastrutture che avvicinino la viticoltura collinare alle condizioni di quella di pianura.

Dal punto di vista pedologico tanto in pianura che in collina non esistono problemi rilevanti se si tratta di produrre dignitosi vini comuni, che possono essere ottenuti in quasi rutti i tipi di suolo utilizzando portinnesti e pratiche colturali adeguate.

Per i vini di qualità, invece, il fattore pedologico può essere determinante per il raggiungimento della giusta armonicità, delicatezza, profumo, ecc. che li rendono gradevoli e caratteristici.

Conclusioni

Dal rapido esame fatto, risultano evidenti alcuni punti chiave che caratterizzano la viticoltura campana; essi sono essenzialmente i seguenti:

- saldo ancoraggio della coltura alla storia, alla tradizione ed alla civiltà delle popolazioni locali;

- lmportante componente dell’agricoltura regionale dal punto di vista economico e, soprattutto, sociale;

- lieve tendenza generale all’espansione con nell’ultimo decennio di circa300 ettaria chiara ridistribuzione dei nuovi impianti dell’agricoltura regionale dal punto di vista economico una differenza tra espianti ed impianti favore di questi ultimi e, soprattutto a favore della collina ( +2.000 ettariin 12 anni);

- netta tendenza all’espansione della viticoltura specializzata in determinate aree ad elevata concentrazione viticola;

- riduzione graduale e costante della viticoltura consociata;

- approvvigionamento dall’esterno e utilizzazione generalizzata di “materiali di propagazione” inadeguati o, comunque, non rispondenti ai requisiti genetici e sanitari previsti dalle leggi nazionali e comunitarie;

- scelte varietali per i nuovi impianti poco rispondenti al miglioramento qualitativo delle produzioni;

- tendenza generale a rinviare l’abbattimento dei vigneti vecchi (valutata intorno a400 ettariI’anno), tecnicamente obsoleti e poco produttivi;

- scarso utilizzo delle superfici inizialmente destinate alla produzione di v.q.p’r.d.;

- esercizio dell’attività viti-vinicola non proprio corrispondente a criteri razionali ed alle reali esigenze dei vigneti;

- bassa produttività media unitaria, imputabile prevalentemente ai motivi indicati ai due punti precedenti.

Questa pesante realtà locale si configura come un piccolo tassello nel mosaico di problemi che la viticoltura e I’enologia stanno vivendo a livello nazionale e mondiale in questo delicato momento di transizione caratterizzato essenzialmente dalla contrazione di consumi e dal mutamento del gusto dei consumatori.

Bisogna, quindi, adeguarsi a questa nuova realtà senza disperdere l’’’immagine” consolidata dalla tradizione attraverso la valorizzazione dei prodotti tipici e il lancio di prodotti nuovi.

In questo ambitola Campaniavive in misura più acuta tutti i problemi della complessa realtà nazionale e ciò rende necessario ed urgente, operare a breve e medio termine le scelte che consentano I’ottenimento di uve adatte alla produzione di vini di qualità caratterizzati in rapporto agli ambienti ed ai vitigni, tenendo sempre presente la massima economicità di conduzione del vigneto.

Tecnicamente tutte le strutture e le produzioni vanno adeguate a tali finalità pur perseguendo in ogni caso lI massimo di qualità possibile.

Gli studi e le esperienze condotti in Regione possono servire di base per dare questa impostazione che deve vedere I’applicazione di nuovi concetti e nuove tecnologie.

Questi presupposti, inoltre, potranno essere realizzati tenendo presenti le tendenze evolutive riscontrabili sul territorio regionale ed utilizzando opportunamente tutti gli strumenti tecnici utili per definire al più presto le aree dove la viticoltura va scoraggiata o incentivata ed orientata.

Ciò costituisce un punto prioritario e indispensabile per ottemperare anche alle disposizioni comunitarie e nazionali tendenti a bloccare o ridurre le superfici destinate alla coltivazione della vite (Reg. C.E.E. n° 337 /79 e successive modifiche), a delimitare l’intera superficie regionale in categorie( art.29, Reg. C.E.E. n” 454/80), a disincentivare la coltivazione in alcune zone (Reg. C.E.E., n” 456/80 premi per il non reimpianto) oppure ad incentivarla e razionalizzarla in altre zone (Reg. C.E.E. 458/80 e successive modifiche).

TAB. 3  -    VITIGNI  COLTIVATI  IN  CAMPANIA
Acerbi(1 ); Dalmasso( 22); D’Ambra( 20); De Ravasenda( 21); De Vita (5  ); Donno( 13);

Ferraioli(12  ); Fiorito(8  ); Frojo( 10 ); Gasparrini( 4 ); M.A.F.(11); Molon(18 ); Murolo( 6);

Pasquale( 3 ); Pasquarella(9 ); Porta( 19 ); Sallusto(15  ); Savastano(16 ); Semmola(2);

Serao( 7 ); Vialà e Vermorell( 17).

 VITIGNI Autori SINONIMI ED EVENTUALI NOMI ERRATI
1  Aglianico di S. Severino 2,3,5,13,10,21 Aglianico,Aglianico mascolino
2 Aglianica soricella 1 Sorcella
3 Aglianico, Agl. di Somma, ellenico 1,2,5,7,8,9,10,11,13,15,17,18,19,21  Glianica, Glianica della piana, Uva dei cani, zerpoluso,
4 Aglianico  b. 10,21
5 Aglianico Cola Giovanni 1,2,18 Aglianico
6 Aglianico di Lapio 18 Aglianico nero
     7 Aglianico femminile 18 Aglianichella=Olivella di S.Cosmo,Tintora, Cascavoglia
8 Aglianico mascolino 18 Spriema, Fresella, Cerasole, Aglianichiello
9 Aglianico verace  n. 1,2,3,10,13,18 Pignola, Trignaruolo
10 Aglianicone n. 1,2,3,10,13,18  Glianica, Bastardo,del Sole, Ruopolo,Aglianico n.
11 Agostenga n.Spaccarella 1,6,7,9,10,13,18,21 Austea,  Agostigna, Zuccarina,  Zuccara,, Cannamele
12 Agostina o Fiano rosso 6,21 Aglianico nero
 13 Agostinella  b 1,9 Agostigna, San Anna di Lipsia
14 Aleatico  n. 1,9,10,15,18 Alleatica, uva di Moio, Agliatico, Liatico
15 America  n. 3 Ananas
16 Apricchia 7
17 Arilla b., Arillo ‘e vierno 7,8,9,10,13,20 Rille, Agrilla
18 Asprina d’Aversa  b., Asprinio 1,3,7,9,10,11,18 Trebbiano Tosc, Asprinio,Sprino, Ragusano, Olivese
19 Austea di Fisciano 9
20 Bambina 10
21 Barbarossa  n. 10,1,2,3,4 Barba rossa
22 Barone  b. 2,3
23 Bianca Tenera  b. 9
24 Bianca Zita  b. 10,6,9 Falanghina, Biancosita, Biancas.
25 Bianco 10 Montellese, Viola
26 Biancolella  b. 7,8,10,11,20,21 Ianculillo, Ianculella, Biancolelle
27 Bicolore  b. 4
28 Biscottiello  n.  12  Biscuttella
29 Caca mosca  b. 6,8
30 Cacazzara  b. 10,7
31 Cacro n. 6
32 Campanella bastarda  . 2,3,8
33 Campanella verace  b. 2,3,4,7,10
34 Canciello  n. 9
35 Caporevoi  b. 10 Capo di bue
36 Capotuosto  n. 2,3,9,13
37 Caprettone  b. 6,9
38 Carcatiello 10 Apasulo
39 Carosella b. 10 palagrella, uva di Pontone, castagnata
40 Carosella di S. Cosmo  n. 6 Pallagrello, Pontone, Coda di volpe
41 Casavecchia  n. 9
42 Cascaveglia, Cascavoglia n. 7,8,9,10 Aglianico femminile, aglanichella
43  Casoria o Seregna 7
44 Castagnara  n. 1,3,4,7,8,10,11,15,13,21 S.Maria, Sciascinoso
45 Castagnarella di Torre 2,3
46 Catalanesca  b./n. 1,2,3,4,5,7,8,9,10,11,13,17,21 Boccucci, Voccucci, Sanginella
47 Cavalla  b./n. 4,8,9,10,13  coda di volpe
48 Cavallara  b./n. 9,15
49 Cent’anni 9
50 Cerasola 7,10,17,19 zuccherina rossa
51 Ceresana  n. 10,6
52 Cerreto  b. 9 Trebbiano, Malvasia di Candia
53 Chiapparone  n. 10,9 Duraca
54 Ciunchese 9
55 Coda  volpe di Maddaloni  b. 6 Coda di volpe b., due code
56 Coda di Cavallo b./n. 1,2,3,7,8,9,10,13,21 Malvasia Toscana, Fiano
57 Coda di pecora  b. 9 Coda di Volpe
58 Coda di volpe b. 2,5,9,10,13,21 Pallagrello  Pallarello bianco, due code
59 Coda di volpe dell’Irpinia 6 Pallarello,Coda volpe
60 Coda di volpe n. 2,3,5,21 Pallagrello nero, Pallarello nero
61 Coglionara  d’ Ischia 2,7,8,10,20
62 Colagiovanni  b. / n. 2,3,4,8,13,10,21 Aglianico  b./ n.
63 Colorina n. 4 Colorino nero, glianica soricella
64 Corniola 1,2,3,4,6,7,8,10,13,17 Pizzutello, Cornicella b.,Corniola(Carnichan Blanc)
65 Corridore  n. 10,9,21
66 Crovina  n. 3,4 Olivella ,Tintora, Olivella bastarda, Croetto
67 Del Gelso  n. 9
68 Del Palazzo  n. 2,3,21
69 Del prete dal Pelosio  n. 2,3,21
70 Del Vasto  b. 10,1,3,4,21 Duracina
71 Della Bastia  n. 1,4
72 DellaTerra promessa  n. 1,2,3,5,21
73 Di fra Rosario  n. 1,4
74 Dolcetto di Piemonte  n. 3,4,13 Piè è palumbo
75  Dolcigrappoli 7,8
76 Dolciolella  n. 1,2,3,4,21 Dolcetta
77 Don Lunardo  b. 20,9 San Lunardo
78 Donnottavio  n. 2,3,13,21
79 Duraca  b. 1,2,3,10,21 Zibibbo
80 Falanchina  b. 1,4,8, 10 Montecalvo
81 Falanghina  b. 2,3,7,9,10,11,15,21 Trebbiana Fiorentina
82 Falerna  n. 10,6, Primitivo
83 Falerno di Falciano  b. 10,6,21 Coda di volpe b.
84 Falerno di S. Arsenio b. 6 Coda di volpe b.
85 Fasulo  n. 21 Piedirosso
86 Fenile  b. 6
87 Ferrante n. 2,3,4
88 Ferrogno  n. 6,2 Lacrima n.
89 Fetecci  n. 2,3,4,21
90 Fiano  b. 5,9,10,11,21 Santa Sofia, Latina b.
91 Fiano  rosso o Agostina 6 Zuccherina, Aglianico
92 Fiore b. 2,3
93 Forastera  b., Frastera 7,8,10,11,20 Furastera, Forestiera
94 Forciniello  n. 6,21 Aglianico
95 Forcinola  n. 1,2,3,6,13,21 Porcinola,  glianica, Sangioveto, glianico, forcione
96 Fragola 10
97 Fresella  n. 5,21 Fresia
98 Furciniello  n  21 Aglianico
99 Furciniello b 21
100 Buriana 9
101 Gaianese  n. 3,21
102 Galletta  n. 10,13 Corniola
103 Gelso 9
104 Ginestra  b. 1,10,9
105 Giunchese  b. 4,6,8,15 Greco bianco
106 Glianica bastarda  n. 3,4,21 Forcinola, Pie di colombo, Aglianica
107 Glianicone  n. 21
108 Greca  b. 1,2,3,4,8,9,1015,18,19,21  Greco, Lagrima, Greco di Napoli
109 Grecagna  b. 2,3,7,8,21 Forcinola
110 Greco  n. 5,9,10,11,18 Grecaina, agrecone
111 Greco del Vesuvio b. 5,9,21,22 Greco della Torre
112 Greco di Maddaloni 9,22
113 Greco di Torre 9,22
114 Greco di Tufo 9, 11
115 Grieco  b. 9, 10 Trebbiano Toscano, Trebbiano di Spagna
116 Groja  b. / n. 10,1,2, 3,4,21 Roggia dè Calabresi, Roja
117 Guarnaccia  n. 2,3,5,6,9,10,11,20 Tintora di Avellino, Perricone, Cannamelu
118 Iovino b, n 6
119 Ischia Tintorno  n. 6,21
120 Jacolillo  b. 20 Biancolella, jaculillo
121 Janese  n. 9,10,15
122 Lacrimella 10,18,21 Lagrima del Vesuvio, pagadebiti
123 Latina  b. 1,2,3,10 Rossana di Nizza, Fiano
124 Letterese 10,9
125 Lugliese  b. 10,1 San Anna di Lipsia
126 Lugliese n., Lugliesa 1,3,7,8,9,13,21 Lugliatica, Barbera
127 Luglisella  n. 2,3,7,8,10,13,21
128 Madonna  n. 2,3,9,13
129 Malvasia  b. 1,2,4,5,10,15,19 Grechetto;Vernaccia, ginestra, malvagia
130 Mammolarossa 6
131 Mangiaguerra  n. 1,4,5,7,9,10,13,21,22 Mangiaverra; streppa rossa,Per è Palammo, Vernaccia
132 Mangiuttiello 10,21
133 Marrocca b. / n. 1,2,3,4,6,10,13,17,21 Pizzutello, Malvasia
134 Marsigliese 6
135 Mascolina  n. 7
136 Mascolo  n. 6,8
137 Massiera  n. 4
138 Mastina 3,4
139 Masto  n. 3
140 Mastomatteo  n. 2,6,10,13
141 Menna di vacca  n. 1,10,15,17,18,19,20,21 Monarca,fasulo, Sanginella n.
142 Minestra  n. 1,4
143 Monaco  n. 10,2,21
144 Monarca  b. 2,3,21
145 Montevuovolo due Principati 10,6 Lacrima n.
146 Moscadella  b. / n. 1,3,4,10 Vitis Apiana, Moscato
147 Moscadella bastarda  b. 10,1 di Spagna, Inglese
148 Moscadella di Posillipo 1
149 Moscadella romana  b. 1
 150 Moscadella tardiva  b. 1
151 Moscatella  b. 2,3,6,10,13 Moscatellone, Moscato b.,Moscarela b.,
152 Moscatella  n. 6,21 Moscato   n.
153 Moscatellone  b. 2,3,10,15,19,21 Salamanna,Zibibbo, Cannella
154 Moscato b. 9,21
155 Moscato fior  d’arancio 9 Moscato b.
156 Nocella  n. 2,3,4,9,10,13,17
157 Nostrana  b. Grecola
158 Nufriello, Nufriella  n. 7,8
159 Nufrio soricella  n. 9
160 Odorosella  b. / n. 1,4,9,13
161 Olivella  n. 1,2,3,5,6,8,9,10,11,13,19,21 Livella, Sciascinoso, Crovina, cinese ros, fosco peloso
162 Olivella bastarda  n. 2,3,4, 10 sotto varietà dell’olivella; Tintora,Agostina
163 Olivella ting. Palma Camp., n. 6,21 Tintora di Zanzara
164 Otre b. 5
165 Pagadebito  b./n 1,4,8,10,21
166 Pagliarone 9
167 Palladino  n. 2,3,21
168 Pallagrello B.\ n. 6,9,10 Coda volpe, Durante, ulivella, Pallarella
169 Pallagrello di Conca 6 Coda di volpe
170 Pallarese 9
171 Pallina  n. 4
172 Palombina  n. 6,8,10,11,15,21 Piedirosso, rosa
173 Palombina castagnara 10,8,9
174 Palombina di Roccaromana n 6,11 Piedirosso
175 Palombina di Semmola 6,10,11
176 Palombina S.Maria C. Vetere n 6,11 Piedirosso
177 Palombina tenace 9
178 Palummina di Serino  n. 6,11 Piedirosso
179 Palummino di Lanzara 6,10,11 Piedirosso
180 Pane  b. / n 1,2,3,4,9,10,13,15,17,21 Sacra b.,
181 Passolara 10
182 Pellecchiona 9
183 Pepella  b. 9
184 Pernice n. 2,3,10,13,21
185 Persana  n. 1,3,4
186 Piede di palummo  n. 2,3,5,8,9,10,13,15,20 Palombina; Dolcetto; streppa rossa, pere è palummo
187 Pignola 3,4,13 Glianica  di Napoli. Lagrima nera, Pinot
188 Pignolata  n. 10,1,2,3,4,21 Pignola
189 Piscia la quaglia  n. 1
190 Pisciottana 6
191 Porchiacchella  n. 2,3
192 Porcinola 10,7,8,21
193 Prete del Pelosio  n. 10,2,3
194 Priore  n. 10,13
195 Pruna  n. 1,2,3,4
196 Purchiante  n. 4
197 Puzona 7
198 Razza di carruozzo  n. 2,3,21
199 Regina Isabela  n. 2,13 Ananas
200 Resinella  b. 9
201 Ripoli  b.\ n. 6,10,9,21 Ripolo
202 Ripolone  b. 9,21
203 Rosa b./ n. 1,2,3,4,6,7,9,10,13,17,21, Turchesca
196 Rosa bastarda  n. 1,4,18
197 Rossanna di Nizza  b. 4 Latina
19 Rosso Antico 9
198 Rosso antico  n. 9
199 Rossolella  n. 2,3,10,13 Rossigna
200 Rotte è nufrio  n. 9
201 Ruviciello 9, 10
198 Sabato  n. 6,7,8,9,10 Uva del Sabato, gigante
199 Salamanna 3,4 Moscadellone
200 San Antonino  n. 9
201 San Francesco  n. 2,3,4,9,10,17,21 San Francisco, orsina, zinarolo
202 San Gennaro  b. 7 Verdeca
203 San Lorenzo  n. 9, 10 Agostina
204 San Lunardo  b. 9 Don Lunardo
205 San Matteo  b. 5, 10
206 San Nicola  b. 4,8,9,19,21 Uva di Sorrento, Falanghina
207 San Pietro  b. 9,21 Uva Spagnola
208 Sanginella b. 10,15,21 Jelatella
209 Sanginella di Salerno b. 1,5,9
210 Sanginella n. 2,3,4,5,10,11,21 Sciascinoso, Cesanese Comune, Regina o Doraca
211 Sangiovese  n. 5 Sangioveto, Montepulciano
212 Sanseverino 10
213 Santa Sofia 5,9,10,11,21  Fiano
213 Santa Teresa  b. 4
215 Sant’Anna  b.              6,7,8,9, 10 Sant’Anna di Lipsia
216 Saracina  n. 5,21   Sarracina
217 Sarno 10
218 Sauca  b. 9,19
219 Scassacarretto  n. 2,3,4,13
220 Schiavottella  n. 6
221 Senile  b. \ r. 6 fenile
222 Serpentaria  n. 10,6,9 Mangiaguerra, Per è Palummo, Streppa rossa
223 Sicilia 10
224 Signora b 1,2,3,4,7,13
225 Sommarello  n. 9,10,15,17 origine di bari, mondonico
226 Sopressata  n. 9,10,17 si coltiva a Salerno
227 Soricella b./n. 2,3, 6,8,10,13,17,21 Glianica soricella, Colorino, Inzolia, Cavalla
228 Spana  n. 3,4 Agostegna dei Napoletani
229 Spollicarella  n. 2,3,21
230 Streppa rossa  n. 5,17 piedirosso
231 Suppezza  n. 9
232 Tarantino  n. 2,3
232 Tempestiva  n. 10,9
233 Tentiglia  n. 5, 6,11 Tintora, olivella bastarda, Sciascinoso
234 Teresella  n. 2,3,4,10,17 sul vesuvio
235 Tingitora  n. 2,3,4,6,10,11,17 Tintora,Olivella bastarda, Sciascinoso
236 Tingitora di Carinola n. 6 Aglianichello
237 Tingitora d’Ischia  n. 6 Tintore
238 Tingitore  n. 6,11,13 Sciascinoso
239 Tingitore di Ottaviano  n. 6
240 Tingitore di Somma  n. 6
241 Tintiglia di Altavilla Irpina  n. 6
242 Tintiglia di Avellino  n. 6
243 Tintiglia di Forio d’Ischia n. 10,6
244 Tintilia  n. 6 Tintiglia di Avellino
245 Tintora  n. 6,8,9,10,11 Guarnaccia, Sciascinoso
246 Tintora del Vesuvio  n. 6,9 Tintore
247 Tintora di Avellino   n. 6 Guarnaccia d’Ischia
248 Tintora di Carinola n. 6 Olivella, Aglianichello
249 Tintora di San Severino 6 Tintiglia di Spagna
250 Tintora d’Ischia 7
250 Tintore di Maiori  n. 6,9
251 Tintore di Pozzuoli  n. 6
252 Tintore di Torre  n. 6
253 Tostola b. 1,3
254 Tostola n. 1,4,10,13
255 Tostolella  b. / n. 2,3,10,13
256 Tramontana 4
257 Trebbiana Fiorentina  b. 3,4,10,19 Falanchina  Napoli
258 Trignaruolo  n. 9 Aglianico
259 Ugliese  n. 9
260 Ulivella di Benevento  n. 6,17 Pallagrello, Coda di volpe, Sciascinoso
261 Uva  Gliandica 6
262  Uva  Laura  n. 6 Uva molle
263 Uva  mammola 6
264 Uva  Pilleolata 6 Pallagrello, Coda di volpe
265 Uva  serpe  n. 5 Serpentaria
266 Uva  Tatone  b. 9
267 Uva  tronda  n. 9
268 Uva del  fosso  n. 7,9
269 Uva del Conte 10,9
270 Uva del Monte 10
271 Uva del pino 9
272 Uva del Prete 9, 10
273 Uva del vecchio 9, 10
274 Uva mosca  b. 9 Moscato
275 Uva Moscia  n. 9
276 Uva passa  b. 6 Bombino b.
277 Uva S. Sofia b. 6 Fiano b.
278 Uva Tosta 9
279 Uva tre volte l’anno 19
280 Verdesca  b. 2,3,7,8,9,10,17,21 Verdea de Calabresi , verdicchio
281 Verdescanio  n. 1,4,21
282 Verdone b. 10,9
283 Vernaccia 10,15,21 Mangiaguerra
284 Vernaccia (Comini Ischitani) 6,20.
285 Vernaccia Comuni Vesuviani 10,6
286 Vernaccia selvatica n. 6
287 Vetrancone  n. 2,3,13,17 sul Vesuvio
288 Voccuccio  n. 2,3,4,13 Boccuccia, Catalanesca nera.
289 Vrengola  n. 4
290 Zenzola n. 2,3,13,17 sul Vesuvio
291  Zeppa  b. 5
292 Zibibba  b. 1,2,3,10,13 Zibibba de Calabresi
293 Zibirra b. 3,17 sul Vesuvio
294 Zingaro 9
295 Zitara n. 2,3
296 Zizza di vacca  n. 2,3,10,13 menna vacca, bumasto
297 Zuccarinone  n. 5 Aglianico
298 Zuccherina  n. 4,5,10,15,17, 20,21 Aglianico femminile, Fiano rosso,di Sessa
299 Zucchero e Cannella  n. 5